Monterosso Almo

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Veduta di Monterosso Almo (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

MONTEROSSO ALMO

Monterosso Almo è uno dei “borghi più belli d’Italia” che vive una realtà intessuta di storia, cultura, tradizioni e ambiente. La necropoli di Calaforno e l’abitato di Monte Casasia, scoperti negli anni ‘60, dimostrano come il territorio di Monterosso sia stato abitato da popolazioni sicule. L’Ipogeo di Calaforno, risale all’età del rame (III millennio a.C.). Il sito archeologico di Monte Casisia, un insediamento siculo di cui è stata esplorata, alla data odierna, soltanto la necropoli, ci rimanda al VII secolo a.C.

E’ quindi una sorpresa interessante per il visitatore poterne ammirare la bellezza dei monumenti, delle chiese, dei siti archeologici, delle sue piazze scelte come set cinematografico di molti film.

La scenografia dei muri a secco, dei vicoli e delle stradine strette e tortuose di tipo medievale tracciano il profilo di un mosaico armonioso fatto di natura, storia e civiltà. Adagiato sulla sommità di una collina, il piccolo Borgo offre squarci di imprevedibile fascino caratterizzato da saliscendi, gradini, case basse e tetti irregolari. Ed è proprio questo scenario ad affascinare perché esalta aspetti e peculiarità di un territorio bellissimo, palcoscenico naturale che lo rendono unico. Ma Monterosso è anche il posto ideale per chi ama fare esperienza di una gastronomia ricca di cibi e prodotti sani e genuini.

Chi viene fa esperienza di una generosa ospitalità ricca di relazioni che fanno sentire il visitatore parte integrante della comunità accogliente di Monterosso. Quando scende la sera, il borgo si richiude nei Monti Iblei come una chiocciola nel suo guscio e da lontano, nelle luci fioche, dà l’idea di un presepe.

Storia

La tradizione pone l’origine del paese in epoca normanna con il nome di Monte Iahalmo. Notizie certe, circa l’esistenza del paese, sono riconducibili al XIV sec. Nel 1338 il terzogenito di Enrico Rosso, battezzato Rosso, per il colore dei capelli, ricevette il titolo di conte di Aidone e fondò nel territorio del casale Lupino, a sud di Vizzini un nuovo borgo a cui diede il nome di Monte Rosso. Dal 1400 il paese entrò a far parte della Contea di Modica. Nel 1591 risulta essere una delle cinque università che costituivano la Contea di Modica. Il devastante terremoto del 1693 provocò la morte di 232 persone, l’abitato fu ricostruito in parte sulle rovine del precedente, in parte verso la cima del monte, assumendo l’assetto topografico che conserva tutt’ora.

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Monterosso Almo – Centro Storico (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Centro storico

Il centro storico si sviluppa intorno alle tre piazze principali: piazza San Giovanni, piazza Sant’Antonio, piazza Rimembranza. In piazza San Giovanni, chiamata in dialetto “U Chianu”, sorgono alcuni fra i monumenti più importanti. Su un lato troviamo la chiesa di San Giovanni Battista, patrono della città. Gli altri lati della piazza sono occupati dal palazzo settecentesco Barone Noto e da palazzi ottocenteschi e neoclassici abbelliti da mensole ricamate e dal ferro battuto artisticamente modellato.

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Monterosso Almo – Palazzo Barone Noto – Sec. XVII (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Tra i più eleganti segnaliamo il municipio, palazzo Sardo e il monumentale Palazzo Cocuzza, sede del Museo Civico. Completa la piazza la chiesa di Sant’Anna, appartenente ai frati minori riformati che l’inaugurarono nel 1652. Da piazza San Giovanni, percorrendo il Corso Umberto, incontriamo piazza Rimembranza, “a Santa Cruci”, caratterizzata dalla presenza del Monumento ai Caduti. La via Roma e la Via Vittorio Emanuele, in dialetto “a strata ranni”, conducono nella piazza Sant’Antonio, cuore dell’antico quartiere Matrice. Qui sorgono, l’una di fronte all’altra, la chiesa di S. Antonio Abate (Santuario diocesano della Madonna Addolorata, patrona di Monterosso) e la chiesa Madre.

Dalla piazza si diramano le stradine, i vicoli, i “curtigghi” e i “dammusa”, che costituiscono lo scenario naturale del Presepe Vivente.

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Monterosso Almo – Chiesa di San Giovanni Battista (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Chiesa di S. Giovanni Battista

Domina l’omonima piazza. All’esterno la chiesa ha una facciata a forma piramidale, che raggiunge i ventidue metri d’altezza nella quale si inserisce la torre campanaria. Nella sua parte più alta è sistemato un orologio meccanico della fine del XIX secolo. Lo stile di questa chiesa non è ben definito in quanto ci sono elementi che vanno dal rinascimentale al barocco, al neoclassico e al liberty. La chiesa è a tre navate; di particolare pregio ed effetto scenico è la volta della navata centrale, decorata con stucchi a rilievo che raffigurano gli episodi più significativi della vita di S. Giovanni Battista.

Nell’altare maggiore è custodita la “Vara” e la statua del Battista, patrono della città. Inoltre si conservano, all’interno, una statua della Madonna di scuola Gagginiana, un Pulpito di legno intagliato, opera di Raffaele Di Giacomo, un quadro del battesimo di Gesù di scuola caravaggesca e altre importanti opere.

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Monterosso Almo – Chiesa di Sant’Anna (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Chiesa di Sant’Anna

Fu costruita nell’attuale piazza San Giovanni a partire dal 1649 ad opera dei frati Minori di San Francesco. Si presenta a una navata con altari laterali, abbelliti da statue e tele di un certo pregio, affreschi nella volta, dove sono rappresentati episodi della vita di S. Francesco e un coro sopraelevato nella controfacciata. La chiesa ospita la statua di Sant’Anna portata in processione per le vie del paese per la festa “ra Bamminedda” (Maria Bambina.

Santuario dell’Addolorata

La chiesa fu ricostruita dopo il terremoto del 1693 sul luogo dove ne sorgeva una dedicata a San Pietro e Paolo. Custodisce l’artistico simulacro della Madonna Addolorata, venerata come Patrona e Regina Principale del paese. All’interno sono custoditi: una grande pala con il “Martirio di S. Lorenzo, del 1525, autore ignoto. Il “Battesimo di Costantino”, la “Madonna del Carmelo”, le statue di S. Antonio e S. Mauro del ‘500, un’acquasantiera in pietra locale del ‘400.

Chiesa Madre

Crollata in seguito al terremoto del 1693 e ricostruita con facciata neogotica, sorge sulla sommità di una scalinata in posizione preminente rispetto alla piazza. Nei pressi della chiesa le fonti collocavano una torre di avvistamento che faceva parte del sistema difensivo a presidio dell’abitato e della valle sottostante.

Tra i tesori d’arte: una croce processionale argentea del XVI secolo attribuibile ad una bottega siciliana, probabilmente messinese. Nel suo interno a tre navate sono conservate un buon numero di opere d’arte: un pregevole e artistico Crocifisso ligneo del XVI secolo, una fonte battesimale del XII secolo, un’acquasantiera del XII secolo su colonna del V/VI secolo.

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Monterosso Almo – A sx Palazzo Cocuzza (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Palazzo Cocuzza

Simbolo del potere laico della famiglia Cocuzza, espressione della borghesia agraria, di fine Ottocento. Nel piano nobile spiccano il salone delle feste e la grande sala da pranzo con affreschi neoclassici e motivi liberty. Oggi, di proprietà del comune, ospita nel piano terra il Museo Civico comunale.

Sant’Antonio “Il vecchio”

Si tratta del sito, fuori le mura, dove sorgeva, prima del sisma del 1693, una chiesa dedicata a Sant’Antonio annessa al convento dei Carmelitani Scalzi di Santa Maria dello Spasimo, dove a ricordo è stata eretta una cappella votiva con delle ceramiche votive realizzate dal maestro De Simone.

Convento delle Suore Orsoline

Casa madre della congregazione fondata dalla monterossana Rosa Roccuzzo (1882-1956).

Feste

A Monterosso, nell’arco dell’anno, si svolgono molti eventi che, oltre a coinvolgere l’intera comunità, attirano visitatori e turisti.

Festività Patronali: San Giovanni, I domenica di settembre, perfetto connubio tra devozione e folklore. Particolare e molto emozionante è la tradizionale nisciuta caratterizzata dallo squillo di trombe egiziane e dallo scoppio di fuochi d’artificio. Si prosegue con la processione dei fedeli che accompagnano il Simulacro per le vie del paese. Nel pomeriggio è caratteristica la tradizionale “cena”, la vendita all’asta di tipici della tradizione monterossana e di forme di pane raffiguranti l’effigie del Santo Patrono. A tarda sera i festeggiamenti si concludono con uno spettacolo pirotecnico e piromusicale che attira visitatori da tutta la provincia.

Maria SS. Addolorata, si svolge la III domenica di settembre. E’ un richiamo per quanti, devoti alla Madonna, si rivolgono a Lei con fede. Il Simulacro percorre le vie del paese accompagnato dai fedeli che osannano la Madonna al grido “Viva a Beddamatri”.

Rientrato in Chiesa, nelle ore pomeridiane si svolge la tradizionale “cena”, la vendita all’asta di prodotti locali: pagnuccata, torrone, cannoli, formaggi, conigli e altro. Di sera c’è la seconda processione. I festeggiamenti si concludono con giochi pirotecnici.

Festività Pasquali: Domenica delle palme tradizionale processione con palme e rami d’ulivo che accompagna per la via principale del paese un bambino su un asino, ad evocare l’ingresso festante di Gesù a Gerusalemme. Nel pomeriggio emozionante Via Crucis vivente.

Mercoledì Santo; Venerdì Santo suggestiva Via Crucis con la Processione della Croce per le vie del paese, successivamente commovente Processione del Cristo Morto nel Cataletto. La domenica di Pasqua processione del Cristo Risorto.

Presepe Vivente: Si rinnova, ogni anno, la magia del presepe, ambientato nel dedalo di viuzze del quartiere Matrice, che torna a brulicare di vita, di luce e di atmosfere di un tempo passato.

Enogastronomia

Anche per i primi piatti ci sono delle ottime ricette: cavati con sugo di maiale, ravioli ripieni di ricotta, “taccunedda” con i legumi; per i secondi piatti è degno di essere menzionato “u Iaddu Chinu”, gallo ruspante ripieno con carne e riso che si prepara in occasione della festa del Patrono. E’ ottima la salsiccia, la carne di cinghiale e di agnello. Caratteristici sono “i pastieri” focacce di carne tritata e riso, di agnello o capretto condita con pepe, formaggio e uova. Inoltre le ‘mpanate, focacce di verdura, salsa o ricotta. Da non dimenticare i piatti a base di funghi, specialità della gastronomia siciliana. Nel territorio è presente una cospicua produzione di miele di zagara, di satra (timo selvatico), millefiori.

Altri prodotti tipici del luogo sono le mandorle, le ciliegia, le olive, l’origano, i grani antichi, i fichi, i fichi d’india e le mele cotogne che insieme alle ciliegie costituiscono l’elemento principale per la preparazione di confetture.

Sagre

Sagra dei Cavatieddi: Tradizionale appuntamento con il gusto che si svolge puntualmente il terzo sabato dopo Pasqua in Piazza S. Antonio.

Festa della ciliegia: Prima decade di giugno in piazza S. Giovanni. Un appuntamento che delizia il palato, grazie alla degustazione gratuita di ciliegie, e consente di conoscere questo frutto dalla coltivazione alla raccolta. Oltre alle ciliegia, nei mercatini, è possibile degustare altri prodotti tipici come i biscotti e l’imperdibile gelato alla ciliegia!

Sagra del pane: Un vero trionfo dei sapori e della genuinità del pane casereccio monterossano. Ultima domenica di agosto in piazza S. Giovanni.

Sagra dello scaccione: Degustazione del prodotto tipico monterossano cotto in forno a legna come vuole la tradizione e servito in tutte le sue varianti. Secondo sabato di settembre in piazza S. Antonio.

Festa del Borgo: Terza settimana di settembre. Il borgo, nel quartiere Matrice, rivive, con musica, momenti culturali, mostre ed esposizione di prodotti di artigianato locale e di gastronomia.

Musei

Il Museo Civico di Palazzo Cocuzza raccoglie reperti archeologici di grande valore storico-artistico appartenenti all’insediamento siculo di Monte Casasia e risalenti al VII-VI sec. a.C., vi è anche qualche esemplare di provenienza greca.

Il visitatore può, contemporaneamente, apprezzare una ben documentata sezione ornitologica e naturalistica.

Casa Museo di Suor Rosa Roccuzzo dove nacque Suor Rosa Roccuzzo fondatrice della congregazione delle Suore Orsoline Della Sacra Famiglia.

Archeologia

Sito di Monte Casasia: Il Monte Casasia con i suoi 739 metri di altitudine, costituisce una delle cime più elevate dei Monti Iblei. Il sito fu scoperto, casualmente, negli anni ‘60. Gli scavi iniziarono nel 1966 condotti dal Prof. Giovanni Rizza e portarono alla luce il sito indigeno.

L’abitato indigeno di Monte Casasia si sviluppò, probabilmente, a partire dagli inizi del VII sec. a.C.

Dell’abitato si conosce poco. Con la fondazione di Kamarina il sito entrò a far parte del territorio di espansione della colonia siracusana, con la quale intrattenne stretti rapporti commerciali e politici. E’ probabile che gli abitanti di Casasia facessero parte di quei siculi alleati di Kamarina nel conflitto contro Siracusa alla metà del VI sec. a. C. Nel sito sono state messe in luce una cinquantina di tombe a camera scavate nel calcare tenero lungo i costoni digradanti del monte. I corredi e i piccoli ornamenti di bronzo consentono di affermare che la necropoli fu in uso fino alla fine del V sec. Infatti è a questa data che si fa risalire la fine del centro siculo in concomitanza con la distruzione di Kamarina da parte dei cartaginesi.

In C.da Alia (in territorio di Licodia Eubea) sorge il complesso delle cosiddette “Grotte dei Santi”, delle catacombe scavate nella roccia riadattate a chiesetta rupestre nel corso dei secoli XI e XII che custodiscono, tra l’altro, un affresco raffigurante la Crocifissione.

Percorsi naturalistici

Nel territorio di Monterosso si estendono ampi spazi boschivi che ben si prestano a passeggiate ed escursioni.

Il Parco del bosco di Canalazzo: con una suggestiva masseria fortificata, unica nel suo genere, con feritoie e alte mura, è attrezzato per trascorrere intere giornate all’aperto. Lungo il percorso boschivo mulini ad acqua per la molitura del grano operavano nella valle del fiume Amerillo, chiamata per questo Valle dei Mulini. Un’atmosfera agreste d’altri tempi si respira seguendo la vecchia trazzera pavimentata a grosse basole di calcare, vicino al fiume che scorre fra pioppi e platani. Profumi di piante officinali invadono l’aria: nepetella, origano, malva, ruta, alloro, rosmarino, salvia, satra (timo selvatico) dai cui fiori si ottiene un miele squisito.

Panorami intatti si godono dagli 836 metri di altezza del Monte Casasia, che su un fianco offre pascoli alle greggi delle masserie, tra cui quella fortificata di Canalazzo e verso il basso mostra il fresco paesaggio, sorprendente per la Sicilia, del lago di Licodia.

Dal Monte Lauro, il più alto degli Iblei, da cui nasce l’Irminio, la vista spazia su un ambiente dominato dal vento e dai massi vulcanici.

Il Bosco di Calaforno, inserito in un parco grazie a un programma di rimboschimento, consente di raggiungere una piccola valle, dove una fitta pineta tagliata da ponticelli e un antico mulino ad acqua, in parte restaurato creano una bellissima armonia naturalistica. La ricchezza di acque ha creato, qui, un piccolo paradiso verde.

La Necropoli di Calaforno con l’ipogeo di Calaforno, risalente all’età del rame (III millennio a.C.) con 32 camere.

Monterosso Almo set cinematografico

Monterosso, per la bellezza dei suoi luoghi, delle sue piazze viene spesso scelto come set cinematografico.

A Monterosso sono stati girati i seguenti films:

L’Uomo delle stelle, un film di Giuseppe Tornatore del 1995 con Sergio Castellitto e musiche di Ennio Morricone.

La stanza dello scirocco, un film di Maurizio Sciarra del 1998 con Giancarlo Giannini, Tiziana Lodato, Tony Sperandeo.

L’ultimo dei corleonesi, fiction diretta da Alberto Negrin trasmessa nel 2007.

Il Capo dei capi, miniserie televisiva in 6 puntate andata in onda nel 2007, ispirata al libro-inchiesta di Giuseppe D’Avanzo e Attilio Bolzoni, regia di Alexis Sweet ed Enzo Monteleoni con Claudio Gioè.

Petali di rosa, un film di Maximo De Marco con Claudia Koll. Narra la storia della Congregazione delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia nata proprio a Monterosso Almo.

I fantasmi di Portopalo, miniserie televisiva trasmessa nel 2017 su Rai Uno, diretta da Alessandro Angelini con Beppe Fiorello nel ruolo di un pescatore che nel 2001 ha avuto il coraggio di raccontare la verità sul naufragio della F147 avvenuto nella notte di Natale del 1996 al largo di Portopalo.

Redeption for a lost soul, di Roberto Valdes del 2019 tratto da una storia di G. Scollo, T. Occhipinti, E. Cavarra con la partecipazione di Carla Cintolo.

Info Turismo

Comune di Monterosso Almo

Piazza San Giovanni, 10

Tel. 0932 970261 / 970262

www.comune.monterossoalmo.gov.it

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